Agosto 4, 2026

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BIM Execution Plan (BEP): cos’è e qual è il suo scopo?

Quando si parla di metodologia BIM, spesso l’attenzione si concentra sulla modellazione tridimensionale e sui software utilizzati per sviluppare un progetto. In realtà, il vero valore del BIM risiede nella capacità di organizzare persone, processi e informazioni lungo tutto il ciclo di vita dell’opera. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile definire fin dall’inizio regole condivise che consentano a tutti i soggetti coinvolti di lavorare in modo coordinato.

È proprio in questo contesto che si inserisce il BIM Execution Plan (BEP), uno degli strumenti fondamentali della gestione informativa. Sebbene questo termine sia ancora largamente utilizzato nella pratica professionale, la normativa italiana ha introdotto una terminologia specifica che distingue le diverse fasi del processo documentale negli appalti pubblici.

Che cos’è il BIM Execution Plan

A livello internazionale, il BIM Execution Plan (BEP) è il documento che descrive come verrà organizzata e gestita una commessa sviluppata secondo la metodologia BIM.

In Italia, invece, il D.Lgs. 36/2023 (Nuovo Codice dei Contratti Pubblici), attraverso l’articolo 43 e l’Allegato I.9, recepisce questo concetto introducendo due documenti distinti:

  • l’Offerta di Gestione Informativa (oGI), predisposta durante la fase di gara; 

  • il Piano di Gestione Informativa (pGI), sviluppato dall’aggiudicatario dopo l’affidamento dell’incarico. 

 

Per questo motivo, quando si parla di BEP nel contesto italiano, nella maggior parte dei casi ci si riferisce al Piano di Gestione Informativa, che rappresenta l’evoluzione operativa di quanto proposto in fase di gara. Le modalità di applicazione della gestione informativa negli appalti pubblici sono state ulteriormente approfondite dalle Linee Guida del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla Gestione Informativa Digitale, che forniscono indicazioni operative per l’attuazione del nuovo Codice dei Contratti Pubblici.

Il flusso documentale previsto dalla normativa italiana

La gestione informativa di un appalto pubblico segue una sequenza ben definita.

Il processo prende avvio con il Capitolato Informativo (CI), documento predisposto dalla Stazione Appaltante nel quale vengono indicati gli obiettivi informativi dell’opera, i requisiti tecnologici e le modalità con cui dovranno essere prodotti e consegnati i modelli informativi.

Sulla base del Capitolato Informativo, ciascun concorrente presenta la propria Offerta di Gestione Informativa (oGI), illustrando come intende soddisfare i requisiti richiesti. In questa fase vengono descritte, ad esempio, le competenze del team, i software utilizzati, l’organizzazione del lavoro e l’infrastruttura digitale prevista.

Una volta conclusa la procedura di gara e individuato l’aggiudicatario, l’oGI viene sviluppata nel Piano di Gestione Informativa (pGI), che, dopo l’approvazione della Stazione Appaltante, assume valore contrattuale e costituisce il principale riferimento operativo durante tutta l’esecuzione della commessa.

Quali informazioni contiene il Piano di Gestione Informativa

Il pGI definisce nel dettaglio le modalità con cui verranno gestite le informazioni durante il progetto.

Tra i principali contenuti rientrano:

  • gli obiettivi BIM della commessa; 

  • gli usi previsti dei modelli informativi; 

  • la matrice delle responsabilità dei soggetti coinvolti; 

  • l’organizzazione del gruppo di lavoro; 

  • i software di authoring e gli strumenti di coordinamento utilizzati; 

  • i formati di interscambio aperti, come l’IFC; 

  • le convenzioni di nomenclatura e classificazione; 

  • le modalità di consegna dei modelli e degli elaborati; 

  • le procedure di verifica e controllo della qualità dei dati; 

  • la gestione dell’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat). 

 

L’obiettivo è creare un sistema organizzato che permetta a tutti i professionisti coinvolti di produrre informazioni coerenti, affidabili e facilmente condivisibili.

Il ruolo dell’ACDat nella gestione informativa

Uno degli elementi centrali del Piano di Gestione Informativa è l’organizzazione dell’Ambiente di Condivisione dei Dati (ACDat).

Il pGI stabilisce infatti le modalità con cui documenti e modelli vengono caricati, verificati, approvati e archiviati durante l’intero sviluppo della commessa.

Vengono inoltre definite le autorizzazioni di accesso e i flussi di approvazione, distinguendo i diversi stati di lavorazione dei documenti, come ad esempio:

  • lavorazione; 

  • condivisione; 

  • pubblicazione; 

  • archiviazione. 

 

Questa organizzazione consente di garantire la tracciabilità delle informazioni e riduce il rischio di errori derivanti dall’utilizzo di versioni non aggiornate dei modelli.

Coordinamento e controllo della qualità

Il Piano di Gestione Informativa non si limita a descrivere l’organizzazione del lavoro, ma definisce anche le procedure di controllo necessarie per verificare la qualità dei modelli prodotti.

Tra le attività previste rientrano il Model Checking, finalizzato a verificare la correttezza complessiva del modello, la Clash Detection, che individua eventuali interferenze geometriche tra gli elementi appartenenti alle diverse discipline progettuali, e il Code Checking, utilizzato per controllare la conformità dei modelli rispetto ai requisiti normativi, contrattuali o progettuali.

Queste verifiche permettono di individuare criticità già nelle prime fasi della progettazione, limitando errori che potrebbero generare ritardi o costi aggiuntivi durante la realizzazione dell’opera.

Il pGI è un documento dinamico

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il Piano di Gestione Informativa non viene redatto una sola volta.

Durante lo sviluppo della commessa può essere aggiornato ogni volta che intervengono modifiche significative, come l’ingresso di nuovi fornitori, l’introduzione di varianti progettuali, l’adozione di nuove soluzioni tecnologiche o cambiamenti nell’organizzazione del team.

Anche il controllo della conformità dei modelli informativi avviene in maniera continua. Le verifiche periodiche consentono infatti di accertare che i livelli di dettaglio geometrico e informativo previsti dal piano vengano rispettati fino alla consegna finale del modello As-Built, destinato a supportare la successiva gestione e manutenzione dell’opera.

Perché conoscere il BEP è importante per un BIM Specialist

La capacità di utilizzare un software di modellazione rappresenta soltanto una parte delle competenze richieste a un professionista BIM.

Comprendere come vengono organizzati i processi informativi, conoscere il funzionamento del Capitolato Informativo, dell’oGI, del pGI e dell’ACDat significa acquisire una visione più completa della metodologia e lavorare in maniera efficace all’interno di team multidisciplinari.

Per questo motivo, chi desidera approfondire sia gli aspetti operativi sia quelli metodologici può valutare tra l’offerta formativa di BIMstart, il corso per BIM Specialist che affronta la modellazione, la normativa vigente e la gestione dei flussi informativi, fornendo una preparazione completa sulle competenze oggi richieste dal settore.

Conclusioni

Il BIM Execution Plan rappresenta uno degli strumenti più importanti della gestione informativa digitale. Nel contesto italiano, questo concetto trova applicazione attraverso l’Offerta di Gestione Informativa e il Piano di Gestione Informativa, documenti che consentono di trasformare i requisiti della Stazione Appaltante in procedure operative condivise e contrattualmente vincolanti.

Conoscere questi strumenti significa comprendere come il BIM non sia soltanto un metodo per creare modelli tridimensionali, ma un sistema organizzato di gestione delle informazioni, capace di migliorare la collaborazione tra i professionisti e di aumentare la qualità dell’intero processo edilizio.